Spalanchiamo i giochi

Mancano “circa 640 giorni” ma ovviamente il countdown su app e sito ufficiali delle Olimpiadi di Parigi 2024 è precisissimo e computa ore, minuti e secondi.

Parigi non è una città come tante altre e il masterplan dei Giochi 2024 promette un evento spettacolare nel cuore della Ville Lumière – in un contesto sofisticato di architettura urbana artistica, con sullo sfondo monumenti iconici – nella Regione dell’Ile-de-France e nel resto della Francia per un totale di trentacinque sedi di gara.

Parigi è una città speciale anche per le Olimpiadi perché con 5.250 atlete – il 50% degli atleti partecipanti – l’edizione del 2024 per la prima volta realizzerà la piena uguaglianza di genere ai Giochi Olimpici, segnando un primato che si aggiunge a quello delle Olimpiadi del 1900 in cui per la prima volta parteciparono atlete donne. Sì, perché fin dai primi giochi olimpici della storia – a Olimpia, nell’anno 776 a.C. – alle donne non è stato permesso partecipare e nemmeno assistere come spettatrici, a parte le sacerdotesse del tempio di Giove. Niente donne neppure nella prima Olimpiade moderna, quella del 1896 ad Atene, e Stamati Revithi corse da sola, il giorno successivo alla gara maschile di maratona, come partecipante non ufficiale (ma sulla vicenda le fonti sono discordanti).

Le prime presenze ufficiali delle donne risalgono dunque ai Giochi del 1900 proprio di Parigi, ai tempi con due soli eventi sportivi individuali per le atlete donne, tennis e golf, e tre contesti di gara misti: croquet, vela e alcune specialità degli sport equestri. Parità di genere e ruolo della donna nei giochi olimpici sono tutt’altro che scontati se si pensa che per vedere almeno una donna partecipante per ogni nazione abbiamo aspettato fino alle Olimpiadi di Londra del 2012.

Per i prossimi, il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach ha parlato dell’inizio di una “nuova era” dei Giochi, di inclusione e sostenibilità e anche Tony Estanguet, Presidente del Comitato organizzatore dell’Olimpiade, ha dichiarato che “Ci sarà un prima e un dopo Parigi 2024” per inclusione e attenzione green.

Già gli organizzatori di Tokio 2020 avevano scelto di mettere l’ambiente al centro della manifestazione con lo slogan a 5 cerchi: “Be better, together – for the planet and the people”, ispirato proprio agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. A dir il vero, sul tema “essere migliori per le persone” non partirono benissimo visto che Mori, Presidente del Comitato Organizzatore, ad una riunione si espresse in termini offensivi nei confronti delle donne – che è opportuno restino “al loro posto” – e infatti, poi, il posto fu lui a perderlo poichè costretto alle dimissioni. Tuttavia, l’impegno “Giochi a impatto zero” fu notevole. Il medagliere olimpico fu realizzato partendo da una campagna di raccolta di componenti elettroniche usate, durata oltre un anno, con un coinvolgimento di tutte le province del Giappone che arrivarono a raccogliere 80 mila tonnellate di rifiuti speciali e oltre 6 milioni di vecchi telefonini. Podi olimpici, divise, materassi vennero prodotti con plastica riciclata, raccolta dalle spiagge nipponiche; il villaggio olimpico fu costruito in legno riutilizzabile.

Per azzerare le emissioni di CO2 gli impianti sportivi e gli alloggi furono alimentati con energia proveniente da fonti 100% rinnovabili e, per la mobilità sostenibile, atleti e comitati olimpici viaggiarono esclusivamente su veicoli ibridi e ad idrogeno.

Gli investimenti per la riduzione dell’impatto ambientale, però, gravarono considerevolmente sulla spesa e quelle di Tokio sono ricordate come le olimpiadi più costose della storia, evidenza che, inevitabilmente, ha generato non poche polemiche.

A Parigi la sfida è quella di ridurre ulteriormente gli impatti ambientali rispetto alle precedenti edizioni. Il 95% delle infrastrutture esiste già o verrà costruito come impianto temporaneo e in prossimità del villaggio olimpico in modo da limitare gli spostamenti.

Di nuova costruzione, ma destinata a restare al servizio del quartiere dove sta sorgendo per attività sportive, culturali e ricreative collettive, è l’Arena Porte de la Chapelle, il fulcro del villaggio. L’impianto si sviluppa su ventiseimila metri quadri con una copertura a verde pensile di quasi 6.000 metri quadri ed una terrazza piantumata di 1.700 metri quadri. Per la costruzione si stanno utilizzando alluminio riciclato, calcestruzzo proveniente da settori a basse emissioni di carbonio, mattoni in terra cruda compressa prodotti riutilizzando la terra dello scavo della costruzione, polipropilene e cotone riciclati per l’insonorizzazione delle pareti interne e materiali di origine biologica come il legno.
Legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile e riutilizzato, cemento a basso contenuto di carbonio realizzato con materie provenienti da demolizioni, acciaio e Corten (una lega in acciaio con una minima parte di rame) e materiali riciclati verranno impiegati anche nella realizzazione degli arredi outdoor del villaggio, tutti made in Italy grazie all’eccellenza imprenditoriale di un’azienda veneta della provincia di Treviso, specializzata nel settore.

“Ouvrons grand les Jeux” quindi, ossia “Spalanchiamo i Giochi” (con il gioco, in questo caso “di parole”, tra Jeux, Giochi, e Yeux, Occhi), come recita lo slogan, con l’attenzione degli specialisti che sanno individuare opportunità e prospettive di investimento in un mondo in continua evoluzione.

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